Divenire

Divenire

Consiglio di accompagnare la lettura di questo articolo con l’ascolto di questo pezzo di Ludovico Einaudi – “Divenire”, che ne ha fatto da sottofondo durante la stesura: play music > click here or play youtube > click here

Ciò che differenzia un uomo dagli altri essere viventi è la capacità di pensiero e di analisi. Nell’arco della sua vita, ogni uomo ed ogni donna vaga alla ricerca della sua strada, come fosse imposta da chissà quale accordo o regola sociale. Nella maggior parte dei casi la scelta è spesso legata all’istinto di procreazione oppure dettata da condizionamenti sociali e culturali.

Fantasticando mi sono chiesta molte volte se, per ogni essere umano, si sia mai alzata una vera domanda del tipo:

“Qual è il motivo per cui sono qui ora?”

“Qual è l’obiettivo che sono chiamato a raggiungere?”

“Qual è la mia missione?”

Sono sempre stata una bambina diversa dagli altri. In qualche modo chiusa nel suo mondo fantastico fatto di alberi, vento e gatti che mi gironzolavano intorno.

Il mio mondo era un luogo in cui tutti gli esseri erano felici. 

Ed il mio accorgermi, crescendo, che non era poi così reale, mi ha portato fin da piccola a cercare di migliorarlo portando in giro il mio sorriso, come un baluardo di questa fantasia fanciullesca. O come scudo per nascondere l’amarezza nel non comprendere le regole del gioco.

Per una bambina come me, lasciata crescere senza una guida che l’aiutasse a capire che ciò che vedeva non era da accettare con rassegnazione ma da imparare a comprendere, è stato un po’ come essere buttati in mare aperto. Certo, è così che si impara a nuotare, e sono anche grata ai miei genitori per aver rispettato il nostro accordo di pre-nascita e di avermi lasciata libera di fare i miei passi.

Ho 38 anni, un matrimonio alle spalle, una malattia da cui sono guarita da sola, molti compagni di viaggio che con me hanno fatto passi importanti della loro vita. E amori, nati nei modi più disparati e finiti nei modi più incredibili. Sono stati questi incontri che mi hanno fatto capire come fossi fuori strada: ho messo sempre molta importanza alle relazioni con gli uomini, pensando che fosse la mia strada principale. Concentrandomi su di loro, ho tralasciato forse la parte più importante del mio percorso. Troppo attenta ad osservare gli altri e le loro domande, non mi sono posta, se non ora, la MIA domanda:

“Qual è il mio compito in questa straordinaria vita?”

Assorbita fin nel profondo dagli amori entrati ed usciti dalla mia vita, ho trovato le briciole di pollicino che, man mano, mi hanno fatto capire che la mia strada non era proprio quella che stavo percorrendo in quel momento. Nessuna colpa, solo un estremo bisogno di sentirmi protetta ed amata in modo speciale, modo in cui nessuno in questa vita è riuscito mai totalmente a farmi sentire. E qui l’illuminazione: non esiste alcun essere umano che possa interpretare questo ruolo. 

E, infine, la consapevolezza che non sono qui per percorrere sentieri già seguiti da altri. Devo e posso solo percorrere la mia strada. Solo così potrò sentire che ciò che compio, ogni giorno, è strettamente unito e armonicamente collegato con quello che è il mio compito e che mi detta il cuore.

E DIVENIRE ciò che, molti anni fa in un luogo lontano e in un essenza diversa da quella che sono oggi, decisi di diventare.

Dopo ogni storia finita ritorna in me questa voce, ogni volta più forte e più coraggiosa, che mi sprona a rialzarmi e andare avanti, con gli occhi aperti verso questo progetto d’amore che mi circonda e di cui faccio parte. Il volto in sù verso un’altra alba, il vento in faccia, i miei passi sempre più sicuri. E la certezza che in questo percorso troverò altri viandanti che, come me, condivideranno qualcosa di sé. E io non mi sentirò mai più così sola. Quella bambina non lo è più: ha incontrato altri bambini speciali che, oggi, stanno compiendo i loro passi in parallelo con lei.


“Io non so dove mi porterà la mia strada

ma so dove mi porterà il mio cuore”.


 

 

 

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