La mia droga preferita

La mia droga preferita

“Ma come diavolo ha fatto lo stregone Tsutomu Ōhashi?”

 

Avvolto in una nuvola di fumo ha sintetizzato la mia droga preferita in quel maledetto 19 gennaio del ‘74. Eccola!

Fronte imperlata di sudore e corpo convulso sopra il pentolone.

Stringe con entrambi le mani un grosso mestolo di legno che pare godere di vita propria. Strattonato come una barca alla deriva, cerca instancabilmente l’equilibrio perso in una folle danza di schiuma.

 

Lui non molla! Tenace di un giapponese che non è altro.

Continua a girare con i bicipiti in fiamme. Afferra un centinaio di persone di ogni ceto sociale e lo spinge a forza giù nell’intruglio a fondere il collettivo giapponese Geinoh Yamashirogumi.

 

Blu notte, verde vivo, giallo fluo e rosso acceso. Il suo volto stravolto, neanche stesse sfrecciando attraverso la Las Vegas Boulevard South, si colora ad ogni scoppiettante sbuffo di fumo.

 

Acciuffa un mix di sintetizzatori digitali (Roland D-50 e Yamaha DX7-II) e delle percussioni cromatiche indonesiane (jegog, ecc.), la musica tradizionale teatrale e quella spirituale giapponese (Noh), la musica classica europea e quella del rock progressivo e via tutto giù nella mescola in ebollizione.

 

E ancora a mescolare, perché i tempi, perché i modi, perché l’aroma, perché il gusto e il retrogusto, perché la magia non è ancora pronta.

E un musicista sa il perché di tutto questo: è il ruotare del disco in ipnotica estasi.

E un pittore sa il perché di tutto questo: è la setola che gira nella tavolozza alla ricerca del giusto mix.

 

Ed ecco che dal fondo di quell’intruglio emerge nella mia testa la comprensione dopo anni di inconsapevole dipendenza: qualsiasi cosa sottoposta all’arte cambia completamente, elevandosi. È pura magia.

 

Mi torna in mente la terza legge di Arthur C. Clarke:

“Qualunque tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia.”

La risposta era sotto i miei occhi indagatori, tanto vicina da non essere vista.

 

Il suo segreto è nella ripetizione, quasi ossessiva, della texture.

La musica si apre come un fiore che germoglia scoprendo al mondo un pattern che si ripete all’infinito lasciando ammirare un armonioso quanto piacevole frattale.

 

Le note si espandono accarezzando la mente e il cuore come petali sulla pelle che da un punto centrale creativo si spingono oltre verso l’esterno.

Grazie maestro Tsutomu Ōhashi, grazie Geinoh Yamashirogumi.

 

il trip: https://youtu.be/fshgWIpcPeE

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *