Camminando

Camminando

Hai mai annusato il tronco di un abete rosso?

 

Non ho parole per descrivere il suo profumo, però se chiudo gli occhi posso immaginarlo, come posso ricordare la sensazione delle mie mani sul suo tronco, e i suoi rami che si susseguono per metri verso il cielo quasi a toccare Dio.

Amo i boschi di alta montagna, quelli che arrivano prima delle cime di roccia, fatti di abeti, pini, eriche e rododendri. Molto diversi dai boschi che sono abituata a vedere dietro a casa formati da faggi, castagni e ciliegi selvatici.

 

Mi trovo qui e sento il rumore dell’acqua che scorre tra le roccie, assomiglia alla mia vita, guizzante e dirompente, desiderosa di oltrepassare i massi e uscire dagli argini costruiti spesso da mano umana.

Mi fa desiderare di immergermi e sentire il freddo pizzicare ed arrossare la pelle.

Se la osservo troppo, le lacrime mi salgono agli occhi per l’emozione.

 

In questo luogo, mi sento selvatica e parte della natura come un animale.

 

Scopro fragoline di bosco, che nascono tra l’erba come rubini che si sciolgono dolci sulla lingua e mi distraggono dalla camminata.

 

Gli acquazzoni estivi portano gocce di pioggia che, illuminate dal sole, si trasformano in diamanti regalando  arcobaleni che sfiorano gli alberi e la terra, arrivando a toccare le nuvole.

 

Ed io incappucciata guardo i sassi del sentiero bagnarsi e cambiare colore. Alcuni si tingono di rosso come il sangue.

Mentre chiedo alla Natura di regalarmi la visione di un animale selvatico, alzo gli occhi, e un capriolo se ne sta tranquillo a fissarmi prima di proseguire la sua strada.

 

Porto uno zaino sulle spalle, con un equipaggiamento accuratamente selezionato per poter passare la notte in bivacco, e mi ritrovo a scrivere pensieri a matita tra le pagine del libro di stregoneria che sto leggendo, in mezzo alle parole di altri.

 

Camminare è una delle più grandi forme di terapia che pratico nella mia vita, mi chiede di fare i conti con le mie forze e i miei limiti, di accogliere i tanti sentimenti che affiorano passo dopo passo, dalla gioia alla rabbia, dalla pace alla paura.

Il mio modo di andare in montagna è simile a come affronto la vita, a come attraverso i momenti di cambiamento.

Alcune volte mi capita di sentirmi senza energie già dall’inizio, e vorrei poter tornare indietro, e penso che non ce la farò.

Non sempre sono a conoscenza della strada che dovrò percorrere o della meta precisa che dovrò raggiungere. E questo per alcuni versi è un bene, perchè mi permette di vivere il momento senza proiettarmi in ciò che mi attende dopo.

Ci sono alcune volte in cui il traguardo sembra lontanissimo. So che mi attende in una determinata cima, e lì sento a momenti la disperazione salire e la paura di non farcela, e inizio a dirmi: “Non ce la farò mai!”. E invece passo dopo passo, uso tecniche differenti che nessuno mi ha insegnato ma semplicemente mi appartengono, per affrontare ogni momento difficoltoso.

 

Mi fermo a respirare, e  ammiro il paesaggio intorno, e non punto più lo sguardo lontano,  in cerca di ciò che mi attenderà, ma piuttosto mi concentro in cose molto vicine, così scopro tesori meravigliosi.

 

Improvvisamente mi accorgo che i sassi sfumano di colori, che i ghiaioni stanno facendo spazio ai prati di alta montagna, che ci sono fiori bianchi, gialli, rosa, viola, arancioni, blu, rossi e neri, e poi mi trovo tra le stelle alpine simbolo di coraggio.

 

Ascolto i rumori che il vento porta, e sento il bramito di un cervo, e so che tra qualche giorno sarà la sua luna piena perchè le corna del suo palco inizieranno nuovamente a crescere, pronte per nuovi combattimenti e riti d’amore.

 

I corvi gracchiano e si lanciano scuri verso la vallata, seguono la mia strada e mi ricordano la Dea celtica Morrigan e la sua capacità di trasformarsi in questi uccelli. La grande regina della guerra e della distruzione e creatrice di nuovi cicli. Le marmotte lanciano i loro fischi, e stanno in allerta davanti le tane.

 

A  tratti la stanchezza prende il sopravvento e la mia mente si annebbia, mi sale una rabbia tale che non voglio più parlare con nessuno, che ho sempre qualcuno che vorrei mandare a quel paese, che litigo persino con me stessa perchè mi sono messa in mente di andare così in alto.

 

Ma proprio quando non me lo aspetto più ecco che torna il sereno che porta la quiete, ecco il bivacco, la mia salvezza, il luogo dove troverò calore e riposo….

Ed è proprio lì che faccio incontri interessanti, che condivido una cena improvvisata e una chiacchierata con persone che non rivedrò più.

 

Sono sulla cima, mi godo il panorama prima di ridiscendere, mi sento improvvisamente forte e soddisfatta e trovo la pace.

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