Perfezione nell’imperfezione
Nel nostro sogno collettivo esistono quelle che chiamiamo grandezze, e proprio per il termine utilizzato intuiamo che siano variabili quantitative, pertanto paragonabili con un’unità di misura. Esistono poi degli aspetti qualitativi, che descrivono una caratteristica esistente in relazione a me, quando la percepisco, ma che non posso misurare (ad esempio la bellezza di un paesaggio, la gradevolezza di un profumo, l’armonia di un quadro).
Il pensiero calcolante è quello che ci permette di quantificare, misurare, monitorare, ottimizzare. Comprende una serie di strumenti che aiutano l’uomo a leggere la realtà, e a comparare grandezze simili. Se guardiamo alla vita ordinaria, l’uomo spesso calcola per rapporti, tende cioè a correlare grandezze (in genere 2 o 3).
Maggiori difficoltà nascono quando le grandezze da analizzare sono molte, ad esempio quando si vuole scegliere un posto dove pernottare in un viaggio. In questo caso quello che facciamo è tentare di “pesare” le varie grandezze: costo della stanza, distanza dal luogo da visitare, design delle camere, pulizia, colazione, ecc. Il desiderio di solito è quello di ottimizzare il rapporto costo/beneficio, e per far questo si prova ad ordinare in modo lineare tutte le proposte, così da scegliere complessivamente la soluzione migliore.
Tutto ciò ha un costo in termini di tempo per la ricerca e l’ordinamento dei dati, quindi anche la grandezza tempo dovrebbe essere inserita nell’equazione. Ne deriva che, nel mondo reale, la scelta ottimale non è univoca, poiché legata ad una serie di parametri decisi dal soggetto analizzante.
Ad esempio, chi decide quando ha raccolto abbastanza dati per effettuare una scelta? Chi decide quali grandezze sono più importanti? Chi i valori da assegnare ad ogni grandezza?
È come se utilizzassimo strumenti che misurano con scale graduate diverse. E in effetti noi esseri umani siamo così: percepiamo in modo diverso, analizziamo in modo diverso, e arriviamo quindi a soluzioni diverse, spesso non accorgendoci che per ognuno di noi tutte le scelte prodotte sono state scelte ottime, nel momento in cui le abbiamo fatte.
Anche volendo affidarci a strumenti più precisi, ogni misura è soggetta comunque ad una variabilità, ad un errore, quindi possiamo dire che il pensiero quantitativo ci può dare un’idea statistica di ciò che vogliamo “misurare”, con una precisione che non può essere mai totale.
E molto semplicemente ringrazio l’universo di ciò, poiché l’imprecisione è quella che rende la nostra esperienza fattibile, e la mancanza di un ottimo assoluto è la caratteristica che ci permette di scegliere e sperimentare tantissime soluzioni e possibilità.
La perfezione del sistema sta proprio nella presenza dell’imperfezione.






Concordo con la disamina, diciamo che è nella struttura della realtà in cui viviamo e con essa dobbiamo fare i conti. Già Parmenide 2.500 anni fa divideva la realtà percepita Doxa dalla Realtà in essere Aletheia. Noi per forza di cose ci muoviamo, pensiamo e agiamo per approssimazioni successive.
Essere consapevoli che la nostra ricerca della perfezione si ferma qualche istante prima di essa è addirittura consolante.. oltre che molto molto umano.
Demetrio