Luce di rinascita

Luce di Rinascita

Per molto tempo mi sono chiesta perchè la mia vita fosse stata costellata di esperienze difficili da superare, comprendere ed accettare.

Nel tempo ho imparato a trovare la chiave di lettura che mi è servita a tradurre tutto ciò, in messaggi sempre più chiari, che mi aiutavano a capire meglio “chi sono”.

Fra tutte, c’è una parentesi fondamentale della mia vita che, per molto tempo, ho evitato accuratamente di raccontare, quasi per vergogna, sebbene parlasse di una vittoria.

 

Vittoria su cosa? Su morte e paura.

 

A seguito di un grande dolore non espresso ed elaborato, ho passato alcuni mesi della mia vita rinchiusa in un ospedale per una grave malattia considerata inguaribile, ma dalla quale sono guarita: la rettocolite ulcerosa.

La forte mancanza di amore in me stessa aveva fatto sì di attivare inconsciamente dentro di me un meccanismo di autodistruzione, inducendo i miei anticorpi a diventare, da protettori del mio corpo, dei veri e propri nemici che, invece di difendermi dall’esterno, mi attaccavano provocando ulcere con conseguenti perdite di sangue che stavano diventando sempre più inarrestabili.

 

Ma ne sono guarita.

Come ci sono riuscita?

 

Attraverso un percorso lento, tortuoso, che ha richiesto tutta la mia forza di volontà, fiducia in me stessa e anche capacità di amarmi più di ogni altra cosa al mondo.

Il primo passo d’amore che feci per me stessa fu chiamare Claudio, lo psicoterapeuta “magico” che avevo conosciuto anni prima e che mi obbligò letteralmente ad entrare in un gruppo di terapia.

In quel momento vissi quelle parole come un ulteriore fallimento. Ma mi fidai di lui. Perché sapevo che Claudio conosceva cosa stava accadendo dentro di me.

E fu così che iniziai i miei incontri nel gruppo.

 

Da allora sono passati 6 anni e, sempre di più da allora, ho sentito il desiderio forte di condividere questa parte della mia vita per poter diffondere speranza.

 

Perché credo fortemente che un’esperienza così debba essere raccontata il più possibile per poter trasmettere una speranza di guarigione, di riscoperta e, quindi, di rinascita.

 

E ho trovato la forza di condividerla quando, il giorno del mio quarantesimo compleanno, nella mia cassetta della posta ho trovato un manoscritto di una delle testimoni della mia Rinascita, Isabella, la quale in una notte insonne d’estate, ha iniziato a scrivere ispirata e guidata da non sappiamo bene chi… o forse invece sappiamo bene CHI ci ha guidate :)

 

Questo il suo racconto, questa la Ester vista con i suoi occhi.

Questo è uno stralcio di storia di Rinascita, che vogliamo condividere con chiunque.

Possiate anche voi Ri-nascere sempre di più e ogni giorno,

perché la Vita che ci viene concessa ogni volta è Una e possiamo scegliere noi stessi come vogliamo viverla. Sempre.

Buona rinascita a tutti.

 

 

“Si accomodò quella sera sulla sedia gialla, portando con sé un nome pieno di luce, ma non riluceva Ester, no. Piccola, minuta, gomiti sui braccioli quasi a sostenersi, mani stanche dai movimenti sviliti.

I suoi abiti spenti come venuti da altre epoche, quasi troppo grandi e improvvisati. Come i suoi capelli lunghi, raccolti ai lati, da bambina. Capelli che raccontavano la bellezza di un tempo ormai sfiorita.

Era senza colore Ester, senza luce.

 

Non sapevo quale fosse la sua ragione per essere lì ma si era seduta sulla sedia gialla e questo, per noi del gruppo, significava sofferenza e volontà di rinascita.

Parlò Ester di qualcosa di non ben definito, di lotta per la vita, di solitudine e di disperazione. Di Sangue.

Sanguinava infatti dal corpo e nel cuore, all’ospedale non avevano curato nè l’uno nè l’altro.

Solo lei poteva, solo Ester.

Nascosta dietro un sorriso stampato e stravolto, tale era l’energia spesa a sostenerla, tentava il racconto di sé e di questo sangue venuto a portarle via la vita.

Ascoltai per una, due, tre sere e scrutai a fondo quel sorriso difficile e bugiardo. Poi mi sedetti di fronte a lei a dirle di piangere, finalmente, a dirle che non credevo alle sue risate distese sulla tragedia che ci stava raccontando.

Sentivo che, se non avesse pianto, quel sangue sarebbe tornato a saldare il conto.

Parlava di morte e d’amore, come sempre connessi e complici, soffriva e lottava.

Sapevo benissimo cosa significasse soffrire e lottare.

Stavo lì a guardare questo corpo scarnificato, rattrappito, che palesava il bisogno di essere curato, quasi cullato, come se attendesse il permesso di farsi corpo di donna.

Era grande Ester, grande di età ma la sua figurina era ferma a molto tempo prima, in quei capelli bambini e in quelle mani insicure e candide.

Aveva forse toccato la vita poco prima di essere travolta da quel fiume rosso.

 

Passò l’estate. Raggiunse il gruppo per la “prima” di settembre ed Ester era lì, in piedi sulle scale, dritta come mai prima.

Compresi immediatamente, la osservai ma non dissi nulla, mi riservai il tempo dell’ascolto.

Chi avevo di fronte ora? Chi era quella ragazza uscita dal bozzolo, quel corpo nuovo e diverso che si avvicinò in un abbraccio?

Un sorriso non faticoso e teatrale ma libero e carnoso.

Capelli corti, portati con fierezza e divertimento, rossi, non a caso, quasi a voler portare alto e ben visibile il suo sintomo, quasi a mostrarlo quel rosso per non averne più paura, per non dimenticarlo.

Ecco il colore, ecco i colori in Ester stavano tornando con dettagli di femminilità ancora solo abbozzati ma che esplodevano inaspettati.

Una collana, un abito, un paio di scarpe, alla ricerca di una personalità sepolta che ormai scalpitava per tornare a galla.

Così, sera dopo sera, la osservai e finalmente, dopo tanto guardare, riuscii a vederla.

 

Eccola Ester!

 

Piena di vita, la luce delle stelle era nuovamente la sua luce.

Seguì la stella e la via dell’Amore, riesplose di femminilità, donna come mai prima.

Poi ci furono il tango, i viaggi, i libri, l’amore, l’amicizia, la natura.

Instancabile e affascinante la sua risata non può che riecheggiare nella mente e nell’anima di chi la conosce.

 

Ester, esempio per chi crede di aver perso la Vita, di come correre per riacciuffarla, per renderla immensa e bella.

 

Questo incontro l’Universo mi ha portato in dono quella sera di tanti anni fa.

L’incontro con una Stella.”
Isabella Beraldo – amica, compagna di viaggio, osservatrice acuta e sensibile, psicologa e psicoterapeuta.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *