Regno del Potere
…Ti vedo arrivare…
ogni giorno alzarsi, schiaccia il play sulla routine
ritovarsi in quattro mura, senza sapere quale forza ti ha condotto qui.
Carbura col caffè, i mitocondri impazzano là dentro
mentre tu fuori produci azioni comandate
dall’eco di un verbo non più esistente.
Pavlov mi ha detto molto di te, sorseggiava un thé,
mentre tu sbavavi pregustando denaro a corso forzoso,
riflesso di un contenitore senza contenuto.
…E osservo…
mi sembro superiore,
partorendo frasi stupide,
mi do un tono coi termini,
mi do tempo sui tomi
un tanto a tutti, fingo di ascoltare l’idea
e poi la casso con forza
perché mi hanno chiesto di farlo,
ma in cuor mio vorrei asfaltarlo,
quell’insano bisogno di esprimere pluralità.
Perché l’idea
scalfisce il potere,
scalfisce la poltrona,
e io voglio l’immutabile status quo
– un freno a mano tirato sul futuro –
Io voglio tutto,
tutto quel che non puoi fare,
mentre ti distrai nella tua vita ingranaggio.
Sostieni il mio lifestyle, e ci godo un sacco..
Ti racconto del comando, te lo sbatto sulla retina,
lasciandoti il pieno controllo del touch,
e ben tre clic sui tasti di mouse.
E ora esprimi indignazione,
una gran scoreggia di sfogo,
che si propaga con un like
mentre io come un riccio godo.
“Hai perso la scintilla, caro?”
Ho bucato con lo spillo il tuo serbatoio,
e ora accelera pure mentre
mi diverto a spostarti il formaggio.
Ma in fondo, a volte capisco che ad un certo punto finirà.
E affiora dentro un sentimento di tristezza, che mi rifiuto di ascoltare.
Avrei voluto essere amato,
un sentimento di cui non mi sento degno,
così l’ho cancellato
e mi sono impossessato del regno.
Questi tristi barlumi di verità, affondano con le tue idee.
E dopo due secondi, ricomincia a lampeggiare il regno del potere.




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