Le Ali della Libertà
“Ti ricordi il film: le ali della libertà?”
C’è un momento in cui l’attore Morgan Freeman, recitando il ruolo di Ellis Boyd ‘Red’ Redding e riferendosi al suo compagno di carcere interpretato da Tim Robbins, racconta questo:
“Andy Dufresne, che attraversò un fiume di merda e ne uscì fuori pulito e profumato. Andy Dufresne, diretto verso il Pacifico. Noi che lo conoscevamo bene, ne parlavamo spesso, e ne avevamo di cose da raccontare. Certe volte però ero triste pensando che Andy se n’era andato. Ma alcuni uccelli non sono fatti per la gabbia, questa è la verità. Sono nati liberi e liberi devono essere. E quando volano via ti si riempie il cuore di gioia perché sai che nessuno avrebbe dovuto rinchiuderli”.
Ti starai chiedendo perché ho “scomodato” quest’attore nominato al Golden Globe.
È, per me, l’occasione per scriverti quello che sto sperimentando: “Ti è mai capitato di sentire la rabbia salire dentro di te per qualcosa che ritenevi sbagliato?” A me “si”. Così tanto da esserne travolto, identificandomi totalmente con la rabbia stessa. Questo mi accade anche con la noia, con il dispiacere, l’indifferenza ecc… Di recente mi ritrovo sempre più spesso a guardarmi dentro, proprio quando passo da un’emozione all’altra. Osservandole nascere e vivere, è come se abbiano allentato il loro guinzaglio e mi diano sempre più respiro, più libertà.
Io non sono le mie emozioni, ma colui che le osserva.
In questo sento la libertà di essere ciò che voglio anche sotto pressione, anche nell’apparente e momentaneo disagio fisico o mentale. Questo è il punto in cui, da ricercatore di me stesso, trovo il luogo senza fine dove posso essere qualsiasi cosa in qualsiasi momento. Se fino a ieri ero un fiume impetuoso che si identificava sempre e totalmente con i suoi stati d’animo, oggi scorgo all’orizzonte il mare della libertà approssimandomi alla foce. E già mi sento di non essere più il fiume. L’acqua, che è in me, ha iniziato a mescolarsi con il sale del mare.
Un attimo prima di buttarmi nell’oceano immenso, che è Dio, ne intuisco tutta la libertà. Quella libertà che sento quando vado oltre i limiti della mente e del corpo.
“Che pace, che gioia!”
È come un bagno fresco. Galleggio cullato dalle onde e sono il mare stesso. Io non esisto più e mi espando. Questa è la libertà ritrovata. Questa è la stessa meta di Andy quando, dialogando con il suo compagno di sventura “Red”, sogna un futuro migliore fuori dal carcere di Shawshank.
Andy: “Sai io dove andrei? A Zihuatanejo… è nel Messico. Un piccolo porto sull’oceano Pacifico. Sai che dicono del Pacifico i messicani?”
Red: “No”.
A: “Dicono che non ha memoria. È lì che voglio vivere il resto della mia vita. In un posto caldo, senza memoria. […]
R: “L’oceano Pacifico… chi ci sa convivere con una cosa così grande?”
A: “A me non fa paura”. […]
R: “Secondo me tu così ti fai del male Andy, questo è un sogno irrealizzabile. Insomma, il Messico è più lontano della luna, tu sei qui: così stanno le cose!”
A: “Sì, hai ragione. Le cose stanno così. Il Messico è lontano e io sono qui dentro. Alla fine la scelta è molto semplice davvero: o fai di tutto per vivere, o fai di tutto per morire!”
Andy non parla di una morte strettamente fisica, ma si riferisce a chi sceglie di morire identificandosi con il suo stato di carcerato. Dal mio punto di vista, quello di cui parla, è una persona imprigionata dalle sue stesse paure e vittima dei suoi giochi cerebrali. Via dalla prigione della mente, che non fa altro che mentire, e via dalla prigione del corpo, che non fa altro che alimentare l’ego. Via anche dal pregiudizio che, in passato, non mi ha fatto fare quel primo passo verso il mare.
Non sono più il vapore che sale dal mare come alla nascita,
non sono più una nuvola mutevole di forma come i pensieri,
non sono più la pioggia nella bufera delle emozioni,
non sono più ruscello che salta e spruzza nell’esultanza del corpo,
sono acqua alla foce che si fonde progressivamente nel mare in quiete.
È abbandono consapevole senza alcuna paura.
È l’ascolto di quell’anelito verso Dio che mi spinge inevitabilmente a saltare fiducioso e a compiere una discesa a valle per inabissarmi in esso. Sono attimi indescrivibili.
Mi immergo qui e ora verso alcuna meta, perché sono già in mezzo al mare.
Ascolto consigliato:
you tube > The Marriage of Figaro/Duettino sull’Aria Wolfgang Amadeus Mozart
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