Come l’Acqua

Le porte di una metro che scorrono, chiudendosi sul viso deluso di una giovane donna di Rio, che rimane sul ciglio ad osservare i volti di uomini e donne passare davanti ai suoi occhi, verso le loro vite.

Un’immagine che parla di molte cose: chissà a quale destino aveva deciso di andare incontro e che le è stato precluso dal chiudersi di quelle porte! Chissà quali esperienze, sguardi, pensieri, emozioni quelle porte le hanno impedito di vivere, e a quali altri momenti è così andata incontro!

Vi siete mai chiesti a cosa realmente servono questi “scherzi” che la vita ci riserva?

Penso alle nostre fatue certezze, spesso basate su bisogni dell’ego, che vediamo sciogliersi davanti ai nostri occhi e che ci turbano. E se questi fossero dei veri e propri doni o dei veri e propri colpi di fortuna, se il “non avere” ciò che desideriamo, fosse in realtà il regalo più bello ed utile per la nostra esperienza di vita? Ciò che ci è stato assegnato come percorso ci è ignoto e questo può produrre, ai più, un’ansia per il senso di impotenza rispetto al poter controllare la propria vita.
Ma possiamo imparare un modo nuovo di vedere il nostro passaggio nel mondo.
Potremmo pensare che questi “eventi” abbiano proprio lo scopo di farci comprendere che siamo di passaggio, che la nostra presenza, qui ed ora, ha un altro scopo che va molto al di là di ciò che “realizziamo”.
Formare una famiglia o meno, realizzarsi con un lavoro o nel volontariato, avere dei figli o no, diventare dei maestri o vivere la propria sessualità in modo sereno.
E se fosse tutto semplicemente un grande gioco in cui, per poter “vincere”, è richiesto solo il fluire in armonia con ciò che semplicemente è, facendosi scivolare di dosso ogni condizionamento ed egoicità?
Pensate se ci permettessimo di giocare di più, vivendo con lo stesso stupore e semplicità di un bambino!

Vi ricordate quando da piccoli riuscivamo ad immaginare mondi incredibili in cui tutto era possibile?

Pensate se fosse realmente così, se crescendo ci fossimo adeguati alle affermazioni della famiglia e della società che ci ha “educati”, per essere riconosciuti accettabili ma che, allo stesso tempo, ha smorzato la nostra Luce creativa fino a spegnerla!
Osservateli, i bambini, ma fatelo con profonda attenzione. Perché finché rimarranno puri potranno ricordarci i segreti che abbiamo dimenticato.
Osservateli negli occhi, e se vi sorridono è perché, ve lo assicuro, riconoscono il bambino che è in noi e che stanno tentando di richiamare alla nostra memoria, ricordandoci chi realmente siamo.
Per questo la prossima volta che ne incontrate uno, fate silenzio dentro e fuori di voi, ed osservate. E ascoltate il vostro cuore. E se vi viene da sorridere, fatelo!
Pertanto, proprio dalla possibilità di poter accogliere questo modo nuovo di “leggere” la vita, impariamo a fluire, a vivere il momento come un grande gioco, a non opporre resistenza agli eventi che non ci piacciono, impariamo ad accoglierli. E a giocare, e sorridere, come il bambino che vive dentro di noi.

“Lasciate che i bambini vengano a me
e non glielo impedite,
perché a chi è come loro
appartiene il Regno di Dio.”
(Mc 10, 14)

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