L’urlo della Nascita
Un verso agghiacciante riempie tutta la vallata. Il suono rimbalza velocemente sulle pareti di roccia tutt’attorno, saturando i miei timpani. Non capisco da dove provenga, ne cosa stia succedendo, e mi affretto a superare il ponte di pietre squadrate. Dall’altra parte un pozzo a filo terra, vedo delle vesti vivacemente colorate che nascondono il bordo di pietra grigia, e mi svelano una presenza femminile.
Sono nella regione del Rajastan, in India, con il mio amico di viaggio Andrea. Siamo alla ricerca, in questa zona di campagna, di un tempio dedicato ad Hanuman, uno spirito dalle sembianze di scimmia. Ci troviamo in un lembo di terra circondato da un lago artificiale, e una cinta muraria corre sui rilievi tutt’attorno a mo’ di muraglia cinese. Ho la sensazione di stare in un luogo in cui, in un tempo antico, l’opera dell’uomo era meticolosamente elaborata e raffinata. Questo lago protetto riforniva Amber Palace, la roccaforte dietro queste montagne, di una inestimabile fonte di vita: l’acqua. Saracinesche, canali, paratie e chiuse appositamente studiate ne regolavano i livelli.
Una serie di templi e costruzioni annesse mi fanno intuire che l’acqua avesse altri utilizzi, forse a scopo difensivo o per qualche tipo di funzione religiosa. A sinistra del pozzo mi affretto a salire un viale a gradini che sale a spirale in senso orario. Arrivo in cima e trovo un piccola costruzione con la scultura della divinità di un vivace arancione incastonata all’interno. Riprendo il cammino e supero un rustico annesso, ed è qui che scopro l’origine del verso.
Una contadina e le sue due figlie stanno cercando di far partorire una capra. L’esperta donna abbraccia il grembo e intreccia le dita delle mani sotto l’animale alzandolo da terra per agevolare il parto. L’animale geme in un modo che mi scioglie il cuore. Il piccolo fatica a uscire. Contraggo i muscoli del viso ad ogni urlo perché mi dispiace per tutta questa sofferenza… ma deve andare così.
La donna chiama le figlie, che iniziano a collaborare. Una aiuta la madre mentre l’altra affera le zampe del piccolo capretto che fino ad un attimo prima erano penzoloni. Ho il cuore in gola, come se anch’io le stessi aiutando. Finalmente il piccolo viene alla luce. Click, scatto la foto. Tutto mi appare intenso, i colori, le emozioni, i rumori, come se tutti i sensi fossero amplificati.
Sarà il miracolo della vita, sarà l’emozione, sarà l’attenzione? O la miscela di queste?
Il capretto è nato. Sta bene! Quale migliore anno questo appena iniziato, che secondo l’oroscopo cinese è proprio quello della capra! La vita si ripropone ancora ed ancora ripercorrendo un ciclo naturale. Che momento intenso e meraviglioso. Per così tanti anni sono stato distante dal vedere la nascita e la morte dal vivo che, a differenza di queste ragazze, per me è tutto così nuovo e così strano. Occhi colmi di stupore mi donano la classica faccia da turista, a cui le indiane non vedono l’ora di rivolgere richieste di denaro in cambio di una foto.
Grazie a tutto questo torno ad ascoltare la semplice natura delle cose.
Il sole non scalda più come prima, sento la terra sotto i miei piedi e la mia percezione di ciò che mi circonda è cambiata. Come in un’iniziazione, assaggio per interminabili attimi lo stare in armonia, in contatto con la terra, e percepisco tutti i rischi di una vita dura, esposta agli eventi e alle stagioni non sempre così generose.
Momenti che non dimentico e che per altre persone sono routine quotidiana. Un punto di vista che continua a cambiare sia dentro che fuori di noi, facendoci evolvere continuamente.
Allora che questo sia: coraggio! Evolviamoci illimitatamente abbandonando ogni paura.




Bellissimo e commovente, sei una Anima delicata. Mi manca la mia adorata India. Namaste’
Grazie! Un abbraccio.