Il silenzio

Il Silenzio

I pensieri si affollavano nella mente fino al punto di esserne vittima, fino al punto di credere che non esistesse un modo per frenarne il flusso. È solo quando sono arrivata al punto di esserne ossessionata che ho deciso di AGIRE, portandomi ad intraprendere un nuovo viaggio verso il deserto del Sahara.

Ricordo che da ragazzina sentivo che il luogo in cui avrei voluto assolutamente andare da grande era il Sahara, l’Africa, e ricordo anche i miei pensieri, che mi sussurravano che non era altro che un sogno e che era altamente improbabile realizzarlo.

Così, seguendo un istinto che mi ha preso e portato dove voleva, nel giro di poche ore ho prenotato il mio posto nel deserto. Era il Sahara, o era il deserto in me?

Perché partivo e Perché proprio lì? Ma soprattutto Perché in questo momento? Erano anni che un amico mi proponeva di andare nel deserto e da altrettanto tempo lo sognavo ma mi ripetevo che non potevo, che era difficile prendersi giorni dal lavoro, che era difficile trovare le risorse economiche e… Stop!

Era arrivato il momento di mettere un freno a quelle mille inutili obiezioni che si affollano nella mente con il solo scopo di buttarmi fuori. Non volevo più pensare. Non volevo più capire nulla di ciò che mi stava accadendo.

Stanca di cercare significati occulti, stanca anche di intuire, anche quando non era il momento, cosa si nascondesse dietro frasi o parole o sguardi. Stanca, soprattutto, di rimanere in quel fango di indecisione che mi attanagliava il cuore da troppo tempo ormai. I giorni precedenti la partenza sono stati come una lunga trance. Mi occupavo di gestire la solita routine e cercavo, piano piano, di smettere di parlare e spiegare come stavo. E il giorno arrivò.

Per la prima volta, dopo anni, non viaggiavo sola. Per la prima volta c’era qualcuno che si sarebbe occupato di me, del mio percorso, di cosa avrei mangiato e bevuto. Avrei potuto, finalmente, abbandonarmi e farmi guidare, senza pensieri e senza pianificare nulla.

Marrakech è apparsa ai miei sensi come un turbinio di colori, rumori e profumi. È stata l’ultima grande immersione nel caos prima di trovarmi di fronte a quell’incredibile distesa di sabbia arancione, piena di silenzi e in assenza di tutto quel caos.

La notte prima di partire ricordo di aver sentito il peso che mi portavo da una vita, tutto su un colpo, sulle spalle. E nel cuore. Salutando un amico al telefono, mi sono ritrovata ad ammettere,  forse più a me stessa che a lui,  che ero stanca di dimostrarmi forte, stanca di dimostrare di essere in grado, stanca di andare in cerca di esperienze forti per far capire (a chi poi?) che io ero molto più di quello che si vede, che in me c’è una forza inaspettata. E scrivendo queste parole, ho permesso alle lacrime di scivolare sulle guance, protetta dalla dolcezza dell’alcova in cui avrei dormito quella notte, protetta da quella solitudine che ti permette di fare ammissioni come questa perché tanto non hai occhi che ti scrutano o in cui leggere compassione o giudizio.

E così, il mattino seguente, ci siamo avviati verso la distesa di sabbia dorata e, dopo 24 ore, i miei occhi hanno incontrato per la prima volta il deserto, illuminato dalle prime luci dell’alba.

Come ogni tanto mi capita, una voce dentro di me mi ha svegliata ricordandomi che ero li per vivere a pieno il deserto e, quindi, era ora di alzarsi e PARTIRE! 

Quasi 4 giorni di cammino, in un deserto più unico che raro perché impreziosito dal letto di un fiume che, da oltre 30 anni, non aveva raccolto acqua dal cielo. 

Ma il vero regalo è stato CAMMINARE e, nel farlo, senza vie di fuga, dover essere lì, nel presente, e assaporarne il Silenzio.

Ma prima di lasciarsi spegnere, la mente ha voluto il suo guizzo nel resistere alla mia scelta, un ultimo grido disperato che mi portava a chiedermi se ce l’avrei fatta, se ero in grado di superare anche quello. Pensieri, domande che, alla fine, ho scelto di lasciarmi cadere alle spalle, sulla sabbia.

E ho bevuto, versandomi acqua sul capo, e smettendo, semplicemente smettendo, di farmi dominare da miriadi di pensieri, per concentrarmi sul presente e sul come voler vivere quei momenti.

Passo dopo passo gli unici pensieri che mi sono concessa erano legati al dove ero, al conoscere e scoprire quel luogo meraviglioso e le persone che condividevano con me quel viaggio. E nei momenti in cui camminavo sola, mi permettevo di formulare una sola domanda: Chi sono io?

Io ero Ester, io ero una giovane donna, io ero figlia dei miei genitori, sorella, amica, cugina, collega. O io ero semplicemente IO, un’anima che sta facendo il suo percorso, così come in quel momento lo stava facendo per giungere alla grande Duna. Attraversando piane desertiche, o zone più verdeggianti, fino ad immergermi in quelle incredibili ed inaspettate pozze d’acqua rigeneranti. Così come nella vita, assaporavo momenti ed intensità diversi, sentire diversi, emozioni diverse.

Vivere apprezzando ogni singolo attimo, vivere amando la terra che calpesto sotto i piedi, vivere godendo della frescura di un acqua che rigenera, vivere gioendo della condivisione con persone che, come te, sanno di avere un “perché” da trovare, di persone che stanno cercando la loro stella, la loro direzione. O semplicemente, non la vedono più nella loro volta celeste. O nel loro cuore, proprio come me.

E quando al tramonto del secondo giorno mi sono trovata la cima dorata davanti agli occhi, con tutta la stanchezza per quei chilometri percorsi, un unico pensiero ha fatto capolino: la certezza che da lì la mia vita avrebbe preso una direzione, anche se non era ancora chiara.

Il Deserto mi ha chiesto così poco e mi ha dato così tanto! Mi ha dato la pace del suo Silenzio, mi ha dato la sua fermezza pacata e la fiducia incondizionata. La mia, la nostra strada, è già a grandi linee tracciata. Siamo qui per svolgere il nostro compito e raggiungere la grande Duna della nostra esistenza individuale. Non importa quanto tempo ci metteremo, ma l’importante è avere la consapevolezza che è solo AGENDO che vi si arriva.

L’Azione e l’Intenzione chiara di volerlo fare. E la Fiducia, una parola con un significato a volte dimenticato, che tutto andrà Bene.  

Anche se la nostra Grande Duna dovesse rivelarsi ad Est piuttosto che ad Ovest come avevamo deciso o creduto, anche se dovesse risultare più alta rispetto alle nostre aspettative o congetture, è la nostra Grande Duna! Amiamola, e lasciamoci portare ed indicare la strada da quelle migliaia di sincronie che, come piccole frecce, indicano la via più breve e facile per le nostre Anime.

Seguiamo gli indizi.

E troveremo la Meta del nostro cuore.

ascolto durante l’articolo consigliato, clicca qui> Coldplay – Miracles

 

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