Cosa c’è ai confini del Ritiro?
Ritiro: Nel Limbo Tra Meditazione E Hikikomori
Nei miei momenti più creativi ho sempre apprezzato mettermi in una condizione di ritiro, inteso come stato di presenza, e non come, obbligatoriamente, un eremitaggio in un luogo dimenticato.
Ho confidato a un amico la volontà di dedicarmi ad un periodo di “ritiro” ma lo ha inteso nella sua accezione più “negativa”, e cioè come fuga dalla realtà, limitazione di me stesso e del mio manifestarmi al mondo.
La condizione di ritiro è per me qualcosa di diverso:
- Non è una meditazione profonda perché la mente non è vuota.
- Non è un sentirsi indifferenti a tutto e a tutti, anzi è l’ascolto attento di ciò che accade attorno e dentro me.
- Non è un lasciare il posto agli altri perché non mi sento all’altezza, io il mio posto nel mondo ce l’ho.
- Non è una stato di depressione con crisi di pianto, incapacità di relazione e continui sensi di colpa.
- Non è un hikikomori intesa nella sua accezione più estrema, cioè come fobia della relazione sociale.
“Cosa significa hikikomori?”
Negli anni ‘90 lo psichiatra giapponese Tamaki Saitö ha individuato una condizione psicologica legata ad adolescenti e giovani-adulti, chiamandola hikikomori. Questi giovani si isolano in casa oppure decidono di uscire solo quando sono certi di non incontrare nessuno che li conosca. Non è strano trovarli girovagare per la città da soli al posto di essere a scuola. In altri casi vivono una condizione di letargia, di inversione delle attività diurne con quelle notturne e di forte avversione a tutte le attività sociali. All’estremo sfociano in depressioni, manie e comportamenti ossessivi.
Di questo ne parla lo psicoterapeuta Antonio Piotti nell’articolo dell’Espresso, ecco un breve estratto:
[“Ad oggi non sappiamo con precisione quanti siano i giovani italiani che si sono “ritirati”. Le stime parlano di 20/30 mila casi, ma il fenomeno potrebbe essere più ampio. In Francia se ne contano quasi 80 mila, mentre in Giappone, dove il fenomeno è quasi endemico, si parla di cifre che oscillano tra i 500 mila e il milione di casi”]
Alcuni studiosi ipotizzano che questa sia un reazione ad un contesto sociale e famigliare che impone ai giovani modelli di perfezionismo basato su severe regole morali tipiche, per esempio, della cultura giapponese. Si aggiunge, a questo, una scuola molto orientata alla competitività che ti immette in un contesto di business in cui vige la legge del più forte, figlia del dio denaro.
In più,
ancora Saitö, ha evidenziato nei genitori di questi ragazzi la volontà di indirizzarli subito verso un preciso percorso lavorativo/realizzativo, senza dare loro la possibilità di sperimentare vie alternative. La crisi economica attuale ha rinforzato l’atteggiamento di rifiuto di questi ragazzi verso un posto di lavoro sicuro, facendo cadere il mito rappresentato dai genitori realizzati.
Io dell’hikikomori non voglio contestare o riesaminare ciò che dicono gli studiosi, non è il mio obbiettivo. Ne voglio, invece, afferrare un aspetto profondo, una scintilla che mi incuriosisce.
Ora ti chiedo di fare uno sforzo per capire dove voglio arrivare. Vado dritto al punto.
Questa è l’ipotesi: “Il ritiro è un’altra forma di potente connessione al mondo?”
Si lo so, detto così è controintuitivo. Ti starai chiedendo: “nel ritiro sono isolato, come faccio a essere con il mondo?” Certo, capisco la tua perplessità, ma prova a seguirmi ancora.
“Se alla base del ritiro non ci fosse una perdita di identità ma solo un’identità celata?”
Mi spiego. Da bambino ero in perfetta connessione con il tutto senza fare fatica. Sdraiato da solo ai piedi di un albero, mentre guardavo le formiche per terra, ero in uno stato di presenza, di ritiro in cui sperimentavo. Ricordo perfettamente il mio sentire di quei momenti, con il calore del sole che mi avvolgeva come in un abbraccio. Forse questa stessa esperienza l’hai vissuta anche tu, magari sdraiato in un prato. Il mio baricentro era “tutto indietro”, intendo dire sbilanciato nell’ascolto e non nell’intervento. Non interferivo con le formiche ma stavo a vedere cosa accadeva, osservavo il mondo.
Allo stesso modo oggi da adulto, quando cerco accanitamente delle soluzioni non le trovo, mentre quando abbandono la ricerca giungono a me in modo semplice. In pratica mi metto nello stesso stato d’essere di ritiro, d’ascolto, d’attesa. Portando attenzione.
Nel libro “L’arte dello Scomparire” Pierre Zaoui, insegnate di filosofia all’Università di Parigi, approfondisce il tema di un particolare stato d’essere, quello della “discrezione”, e lo descrive così: [“è un’arte della scomparsa, vale a dire certo non un’arte di negare se stessi o del voler morire, ma un’arte dell’andare sempre un “passo oltre”, di guardare sempre in direzione della propria verità, e allo stesso tempo voler far scomparire tutto quello che ci definisce effettivamente: sé, opera e parrocchia.”]
Sempre l’autore sostiene che oggi, a grandi linee, sembrano esistere due forme di felicità, quella legata al capitalismo, all’avere soldi e potere ecc.. e quella legata alla filosofia dell’essere.
La discrezione, descritta da Zaoui, distrugge entrambe queste forme proponendo una “felicità per sottrazione”:
- Nei confronti dell’avere prende le distanze, non negando il denaro, ma spostandolo di lato.
- Nei confronti dell’essere fa un’opera di sottrazione dalle varie immagini di sé e dalle ambizioni personali. Una sottrazione da ciò che si possiede e da ciò che non si possiede. Un sorta di disarmo volontario di sé.
“È questo, forse inconsapevolmente, ciò che un ragazzo hikikomori va cercando con il suo ritiro?”
“Cosa succederebbe se fossimo educati fin da piccoli a gestire il ritiro come forma di discrezione e superamento di sé?”
Non riesco a rispondere a queste domande, ma scrivere questo articolo ha riportato alla luce alcuni modi spontanei di me da bambino.
Ecco la scoperta!
È questa la mia identità celata e non persa. È l’identità ritrovata, quella di me bambino che non ha paura di perdere nulla e allo stesso tempo non ha paura di non aver più nulla da perdere.
Ascolto Proposto: Franco Battiato – Summer on a solitary beach




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