Aiuto gli altri o mi Allontano da Me?
Una candela animata da una lieve brezza. Un vento, una leggerezza quasi eterea. La vita, forte e potente, lieve e ostile, si dirama nel nostro quotidiano misteriosamente, svelandoci pianure, colline, valli o montagne.
Nel dipanarsi del mio percorso ho vissuto buona parte della mia vita nella convinzione di avere un compito ben preciso, aiutare il prossimo. Una missione tutta per me: salvare le anime e contribuire al miglioramento di questo mondo.
Quando, tre anni fa, rimasi a casa senza lavoro, rivolsi all’universo la richiesta di poter svolgere finalmente un lavoro che fosse utile al prossimo. E arrivò, in poche settimane, il lavoro-missione.
Da allora aiuto le persone, stimolandole a chiarire il proprio obiettivo o sogno e a realizzarlo, facendo ricorso a tutte le idee applicabili, imparando anche a riconoscere e superare tutti gli ostacoli, interiori ed esterni.
Ma ascoltando le loro parole, a volte mi chiedo a chi appartiene davvero quel sogno. Il mio non era “mio”, era un sogno del mio Ego, dettato dal bisogno disperato di essere riconosciuta e, quindi, amata.
Ogni gratitudine ricevuta per me era una parte di quel vuoto, il vuoto d’amore, che veniva colmato. Una goccia dopo l’altra, un giorno dopo l’altro, esperienza dopo esperienza.
Ma quando l’ho compreso, osservando il tempo investito su questo e non sulla mia gioia, mi sono chiesta: e ora come si fa a smettere? Come si fa a non vivere solo per gli altri e vivere, invece, per sé stessi e per la propria gioia?
E, proprio nel bel mezzo di questa realizzazione, è arrivata la malattia di mio padre. Un fulmine a ciel sereno. Un turbinio di pensieri e lacrime e domande tutte assieme: come posso aiutarti papà?
Mi sono struggita per lui, ho cercato soluzioni anche lontane, ho pensato a come io sono guarita anni fa da una malattia considerata inguaribile e a come, questo, potesse essere di spunto e aiuto per lui.
Ma a niente è valso tutto ciò, anzi. Io sono Ester, ho il mio vissuto, ho il mio percorso e non posso prestare le scarpe che ho indossato fino ad oggi ad altri per dimostrare loro cosa è possibile fare. Perché non posso? Perché i nostri piedi sono diversi. Perché le scarpe che mi sono state donate sono appositamente fatte per me e per il mio percorso. Forse troverò altri a cui potrò prestarle e magari donarle.
Ma non a mio Padre.
Una sera di qualche inverno fa al telefono mi disse che ormai la mia vita era altrove, che avevo fatto la mia scelta e che dovevo viverla, e dovevo smetterla di desiderare di mantenere rapporti profondi e sinceri con loro.
Quella sera mio padre mi fece un grande dono: lasciarmi andare. Mi spinse definitivamente fuori dal nido.
E ho scoperto, ora, che per aiutare gli altri stavo perdendo me stessa, la mia gioia profonda, i miei veri sogni, anche quelli che sembrano irrealizzabili. Io, che mostro agli altri come possono realizzare i loro di sogni, stavo perdendo il mio.
Una candela animata da una lieve brezza. Un vento, una leggerezza quasi eterea che ora diventa più forte e spegne la fiammella diventata flebile.
Giusto o sbagliato? Nulla. Semplicemente, Vita.
Di quella candela resterà sempre nel mio cuore, ed in chi l’ha vissuta con me, la sua Luce che dura nei miei ricordi e che mi ha insegnato a vivere veramente la mia vita, quando la sua ormai si è spenta.
Ascolto consigliato a fine lettura: https://www.youtube.com/watch?v=FodfkqfJrhQ
“Se tu sapessi di morire oggi
e vedessi il volto di Dio e dell’amore
cambieresti? cambieresti?
…
quanto male o bene hai bisogno di ottenere?
quante perdite? quanti rimpianti?”




E alla fine come hai trasformato la tua vita?
Cara Roberta grazie per questo tuo commento.
Interessante la tua domanda ed è interessante come sia arrivato proprio al momento giusto.
Il punto è che…non ho trasformato la mia Vita, semplicemente la vivo.
Anzi forse è lei che trasforma me, se mi lascio insegnare.
Cercando sempre quel profondo e sottile equilibrio tra il “sentire di avere un senso” e il vivere e basta, lavoro ancora per aiutare gli altri. Ma riconosco che il bisogno di sentirmi utile è sempre lì e probabilmente non passerà mai.
Roberta…grazie