Competizione o Collaborazione. In quale tavolo giochi?
Immagina, per un attimo, il nostro mondo come una fumosa sala da gioco clandestina. Ti siedi e completi un cerchio di persone impegnato in una partita di poker. Non è una partita come tutte le altre perché tutti qui si giocano la loro vita.
Questo tavolo ha un nome preciso: Competizione.
La regola è la stessa che tira i fili dei nostri mercati mondiali e detta uno stile di vita consumistico.
Sei un tipo sveglio e dopo un paio di mani ti fai un’idea della situazione:
Quello che dà le carte ostenta sicurezza. È il classico guerriero di strada tatuato che alza le mani se lo guardi un secondo di troppo. Quello che nel lavoro ti calpesta pur di raggiungere il successo. Lui bluffa pur di vincere.
Alla tua destra un fanciullo mingherlino con mani tremanti, spinge le fiches al centro del tavolo. Forse si sta sputtanando l’eredità dei suoi. Si guarda attorno di continuo, come se suo padre potesse spuntare da un momento all’altro.
Dopo di te c’è il classico tipo stralunato e imprevedibile. Due fondi di bicchiere come occhiali e un immenso cespuglio di capelli arruffati che non riesci a smettere di fissare. Un pazzo o un genio, oppure entrambi.
Poi c’è quello enigmatico dietro ai suoi occhiali a specchio neri. Il costruttore di mirabolanti strategie, completamente immobile e sempre pronto a superarti con un nuova tecnica.
Infine l’ultimo di mano è un tipo grasso vestito con un doppio petto che ride di qualsiasi cosa. Giullare di corte vestito da pinguino, non ti fideresti nemmeno a dargli il tuo cane. Ti prende in giro per farti sbagliare.
È qui che giochi la tua scalata al successo.
È qui che ogni giorno cerchi di portare a casa la pagnotta. La sfida o il compromesso è per te l’arte quotidiana per sopravvivere.
Cerchi di illuminare la via di fronte a te attaccando o difendendoti dai rivali di questo tavolo.
“Sei tu quello che ha il collega giullare che ti prende in giro?”
“Sei tu quello che ha come vicino un guerriero che occupa il tuo posto auto con la sua Harley Davidson?”
“E ancora, sei tu quello che ha come capo il figlio del fondatore dell’azienda, un totale incompetente che si sta bruciando l’eredità?”
Ho scherzato con te fino a questo punto dell’articolo. Volevo “calarti” in una situazione particolare e descriverti un mondo competitivo senza scrupoli. Una vita, forse la tua, dove ogni mattino inizi a giocare la tua cinica partita di poker.
Dipende dai punti di vista ma, un tavolo da gioco come questo, puoi governarlo oppure subirlo. Se stai vincendo una mano dopo l’altra significa che la tua vita è un successo, almeno in termini di fiches. Se, invece, lo stai subendo penso che tu faccia fatica ad arrivare a fine mese. Sei un perdente. Tranquillo! Non è colpa tua. Sappi che è un codice dettato da madre natura.
Mi spiego meglio:
La scienza ufficiale ha dimostrato che c’è una forma d’intelligenza anche nella più piccola parte di noi, addirittura a livello cellulare. Hanno dimostrato che anche un’ameba (un organismo unicellulare) è capace di uscire da un labirinto (per approfondire vai a nota 1).
In più, hai mai pensato che quel piccolo spermatozoo quale eri, aveva già un sacco di informazioni di come saresti stato?
È come se tutta la vita animale, vegetale e tutta la creazione, fosse regolata da un codice di base che cerca continuamente di ristabilire l’ordine delle cose. Penso che ogni elemento vivente attinga da questo codice per mettere in pratica dei modelli comportamentali che gli permettano di crescere, prosperare e procreare.
Ogni essere vivente utilizza parecchia energia per sopravvivere, anche a discapito delle altre specie, ma questo non accade con specie della stessa famiglia.
Ti riporto un estratto dal libro “Verde Brillante” di Stefano Mancuso e Alessandra Viola: “Nel 2007 un semplice ma importante studio ha fatto luce su questo tipo di comportamenti parentali. L’esperimento consisteva nel far crescere in un vaso trenta semi figli della stessa pianta e in un altro vaso, identico al primo, trenta semi figli di piante diverse. L’osservazione dei comportamenti esibiti da questi giovani esemplari durante la crescita nei due vasi ha consentito di scoprire nei vegetali alcuni meccanismi evolutivi che si credevano riservati agli animali.
Le trenta piante figlie di madri diverse si sono comportate infatti come previsto, sviluppando un numero di radici molto elevato così da occupare tutto il territorio e garantirsi l’approvvigionamento alimentare e idrico a danno delle altre.
Le trenta piante figlie della stessa madre, invece, pur trovandosi anch’esse a convivere uno spazio ristretto, hanno prodotto un numero di radici molto inferiore, privilegiando la crescita aerea. Nel loro caso si è quindi assistito a un’attività non competitiva legata alla vicinanza genetica. […] La pianta, insomma, prima di attaccare o difendersi opera un riconoscimento del potenziale rivale, e se ravvisa in lei un’affinità di tipo genetico, anziché competere, sceglie di cooperare”. (approfondisci con nota 2)
Noi umani spesso abbiamo mosso battaglia contro chi non era del nostro clan (competizione) e al contrario abbiamo protetto la nostra famiglia (collaborazione). Una danza antica che sembra ancor oggi continuare con le guerre da un lato e con la solidarietà dall’altro.
“Hai già intuito dove voglio arrivare, vero?”
C’è un altro tavolo in quella stanza fumosa che ti ho descritto all’inizio.
È il tavolo della Collaborazione.
Se noi membri di un clan diverso, di pelle diversa, di religione diversa trascendessimo noi stessi e i nostri archetipi, comprenderemmo ciò che in profondità noi realmente siamo. Svelato il fatto che siamo tutti facenti parte di uno, ecco che, a quel punto, tu ed io saremo veramente fratelli.
Tutti noi umani saremmo della stessa famiglia e potremmo starcene seduti sereni al tavolo della collaborazione. Ci sarà chi avrà aggiunto un posto a tavola, ma in questo vasetto di terra chiamato mondo ognuno avrà il suo, come alberi che cambiano strategia e riducono le radici per aumentare la chioma.
Ascolto consigliato: “End Title – Thomas Newman”
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nota 1: Per approfondire l’ameba che riesce a risolvere un labirinto vedi articolo di T. Nakagaki, H. Yamada, A. Tòth (2000) “Maze – Solving by an Amoeboid Organism” in Nature, 407, p. 470.
nota 2: Per approfondire la capacità delle piante di discriminare i parenti dai non parenti leggi entrambi:
Dudley e A.L. File (2007) “King Recognition in an Annual Plant” biology Letters. 3. pp. 435-438
M. Callaway, B. E. Mahall (2007) “Family Roots”, in Nature, 448, pp. 145-147.




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