L’ Albero della Vita Brucia!
Ero al Palacio Nacional, nel luogo dove sorgeva la casa di Montezuma, perso da ore ad ammirare l’opera di Diego Rivera.
Completamente immerso in quella che era un estasi artistica emozionale.
Vedere un murales di Rivera è come vedere il mare. Sentirlo invece è come immergercisi dentro. In superficie c’è la storia del Messico, ma ai miei occhi è il racconto della storia dell’uomo. Pare infinito come una lucida tavola d’acqua che si perde all’orizzonte.
Quando ti immergi e apri veramente gli occhi scopri un brulicante mondo vitale che non avresti mai pensato di trovare. Nell’immensa opera artistica ecco che appaiono sguardi ammonitori, tradimenti, paura, sconforto, felicità, malizia, malinconia, relazioni, dipendenze e, ancora più in profondità, rapporti sociali intrecciati a più strati. Ancora e ancora. E mi perdo nelle acque di un fiume che si divide alla foce in mille rami.
Sono gli infiniti rami dell’ Albero della Vita, che è il tutto.
Come vittima di un incantesimo, scendo di livello in livello, di scoperta in scoperta, di comprensione in comprensione. Il tempo si dilata e perdo completamente il suo senso. Un’ora passa in un minuto e la ricchezza di un minuto sembra quella di un’ora, di un giorno, di un anno. Per risalire da tutto questo mi serve un vero e proprio calcio, come quello dato a Di Caprio nel film Inception per risvegliarlo dal viaggio, indotto chimicamente, nella profondità della sua mente. Fu in un modo simile che, ormai all’imbrunire, mia moglie mi spinse via di lì.
E chiedo a me e a te: Qual è il mondo reale?
L’attore nel film usa un “totem”, una trottola con un difetto che solo lui conosce, in modo da evitarne la duplicazione. Così il viaggiatore, intrappolato nelle profondità del suo inconscio, può sapere se si trova in un sogno condotto da qualcun’altro che vuole indagare nella sua mente oppure se, grazie al suo totem dal movimento unico, è sveglio e si trova nel mondo reale come lo conosciamo.
Nel film, come nella realtà, quando osservi certi quadri puoi scendere di livello in livello. È un viaggio che avviene senza l’uso di alcun stupefacente. È reale, come lo è un sogno mentre lo stai sognando.
Rivera parla di ciò che è accaduto e di ciò che accadrà. Svela i meccanismi base di un uomo che sbaglia per fare esperienza. Di un essere che, completamente rapito dai suoi desideri o dalla smania di potere, compie dei massacri efferati. Altri uomini, invece, incontrano il proprio destino sulla via imboccata per evitarlo.
In questo brodo primordiale si mescolano scelte e azioni spesso inconsapevoli oppure mosse da emozioni, desideri, manie e idee che plasmano le nostre vicende. Un Pianeta che, come l’ Albero della Vita, da un lato germoglia florido e ci nutre ogni giorno, e dall’altro va a fuoco grazie ad un uomo che, come me, ha dimenticato di esserne il giardiniere.
L’albero della vita brucia su questo piano della realtà e chissà cosa accade laggiù, “nel sottile”, nel “non misurabile” dove ancora non vedo con chiarezza. Per indagare mi affido all’arte visionaria di Alex Grey ed ecco che, come anni fa con Rivera, mi meraviglio scoprendo il ripetersi della magia di una visione: eccolo l’ Albero della Vita che brucia e che nutre (guarda il video vai al minuto 5:35).
Imparerò questa volta a nutrirlo e renderlo florido come mai prima d’ora?
Oppure è già giunto il momento che bruci completamente per insegnarmi di nuovo la via? Nell’attesa mi siedo qui e ora, ai suoi piedi, e medito come Hugh M. Jackman nel film The Fountain – L’ Albero della Vita.
C’è Speranza. Maestro, fammi vedere la Via.
Ascolto su Spotify: Strange Paradise di Thom Brennan
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