I miei Capelli

I miei Capelli

Sono al mare. Il vento soffia tra i miei capelli e li spinge lontano, anche i ricordi e le idee nello stesso momento prendono il volo.
Sono nata storta.

La mia testa è l’ultima cosa che si è presentata al mondo. Era tonda e praticamente pelata.

Ci sono voluti un paio d’anni perchè i miei capelli iniziassero a crescere. Erano indomabili, e ricordo mia madre che, armata di acqua e spazzola, cercava di abbassarli e intanto sorridendo diceva che ero nata a rovescio e con le “scimmie” in testa, e questo non avrebbe portato niente di facile.

Io avevo anche provato con la mia mano di bambina a dar qualche taglio selvaggio, ma non era servito a facilitare le cose, anzi mi aveva procurato qualche castigo.

 

È poi arrivata l’età in cui nascondevo i miei occhi da sguardi altrui grazie ad una frangetta che, proteggendomi come una tenda, mi permetteva di sentirmi al sicuro a spiare il mondo fuori.

 

Con l’adolescenza ho sfoggiato una zazzera platinata. E, per la prima volta, ho iniziato a provare una sensazione di femminilità, un colore oppure un’acconciatura di un certo tipo attiravano sguardi e a volte dai più audaci anche apprezzamenti.

 

Da quel momento i miei capelli sono sempre stati lunghi… più o meno lunghi, ma lunghi. Lisci, un po’ ondulati, selvaggi.

Dal colore dei raggi del sole, li ho visti scurire, e forse un domani li vedrò diventare chiari come neve.

 

I miei capelli mi ricordano chi sono, e da dove vengo. Parlano delle mie antenate e di ciò che, di generazione in generazione, hanno mescolato e tramandato.

Li porto legati con una treccia quando ho bisogno di ordine nei miei pensieri, proprio come ho visto fare da mia madre migliaia di volte. Altre volte escono elettrici e ribelli dalla costrizione degli elastici come quelli della mia piccola bisnonna dagli occhi azzurri. Spesso li lascio scendere lunghi a ricoprirmi le spalle, la schiena e il seno come la mia zia ancora oggi figlia dei fiori. È come se portassi ognuna delle donne che hanno fatto parte della mia vita sul mio capo.

 

La mia criniera a volte mi rende magica e diventa un nascondiglio dove incontrare e baciare un uomo. Ci sono mani che scorrono, spostano, afferrano e avvolgono, creando immagini che ricorderò per sempre.

Le ciocche sanno trasformarsi in sensuali serpenti che scivolano sulla pelle nuda, imprigionando l’odore del mio amante per ore.

 

Se li annuso raccontano dove sono stata, e cosa ho mangiato. Alcune volte è possibile anche ritrovarci nascosto qualche pezzetto di foglia secca, oppure del muschio e se sono fortunata un petalo… e svelano se sono stata stesa in un prato ad osservare il cielo, oppure se ho camminato in mezzo ai rovi alla ricerca di qualcosa.

 

Ci sono periodi, in cui sto molto molto lontana dal pettine. E allora mi trasformo in una strega… anzi mi sento LA STREGA… e così diventano un groviglio come le mie emozioni e le mie sensazioni.

 

I miei capelli sono stati anche fonte di dolore e lacrime, come il giorno in cui mi sono svegliata in ospedale ed erano stati accorciati a causa di un incidente.

 

La mia capigliatura è stata chiacchierata da altre donne quando presagivano che, una volta madre, avrei dovuto tagliarli…  invece come fili dorati si sono avvolti tra le dita delle mani dei miei figli e li hanno condotti in sonni e sogni per tante notti.

 

Nel mio capo sono custodite tutte le sfaccettature del mio essere donna e della mia femminilità: la bambina, l’adolescente, la figlia, la ribelle, la nipote, la mamma, la selvaggia, l’amante, la strega.

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