La misura assoluta del limite

La misura assoluta del limite

Estremo!

 

EXXXTREME!!!

 

A cosa stai pensando?

 

Probabilmente basta la sola parola per evocare in te un’idea di ricerca del limite, di sfida a te stesso, agli altri e alla natura, e avrai sicuramente proiettato nel futuro la tua immagine di vincitore!

Eccita la mente, stringi i pugni, serra i denti e alza la pressione: corpo e mente sono pronti all’azione!

Tutto è in allerta per andare a conquistare quella porzione di gloria che ci spetta di diritto: in quanto esseri umani il sogno non è negato a nessuno, anzi! più ti manca qualcosa e più la desideri, finchè entra nei tuoi sogni.

 

E tutto con il solo pensiero, senza aver mosso un dito. Straordinario!

È stato sufficiente aver visto un film d’azione, letto un libro che narra di qualche impresa, avere sentito i racconti di un amico sportivo, o solo avere visto distrattamente una pubblicità un pò più aggressiva del solito…

 

Ora che ho stimolato i tuoi sensi, dimmi: che cosa ti metti a fare?

Ti è venuta voglia di metterti le scarpe e andare a correre, scalare montagne o girare il mondo?

Devi tentare un’azione, fosse anche solo prepararti timidamente e senza rischio, tipo cercare qualcosa in google, magari anche ordinare un orologio con gps e cardiofrequenzimetro o un kit di  sopravvivenza, che non si sa mai.

Non puoi più sopportare lo scorrere del tempo.

Che tu sia un impiegato pigro e hi-tech addicted o una mamma che sta crescendo i suoi figli, non fa differenza. Chiunque tu sia è fondamentale possedere questo aspetto sorprendente  e selvaggio, altrimenti la vita diventerebbe triste e grigia… :(

 

E poi, nel fare le cose estreme, c’è più gusto e avrai storie più cool da raccontare agli amici! ;)

 

Basta così! Mi arrendo…

Se hai resistito a queste aggressive provocazioni e sei arrivato a leggermi fino a qui, mi avrai sicuramente smascherato…

Non sei tu il destinatario di tutto ciò, ti ho usato per descrivere un mondo in cui mi trovavo protagonista, ma… il copione non era il mio.

Il protagonista si stava impossessando dell’attore, e il copione scritto da altri si stava sovrapponendo al mio.

 

Perché?

Perché avevo lasciato la pagina vuota! Semplice!

 

È una tacita delega alla regia della vita, così impostata in modo predefinito: se non specifichi diversamente, qualcuno deciderà per te.

 

E mi trovo a dover scegliere.

 

Rimanere nella sicurezza di un sistema collaudato che, anche se con evidenti contraddizioni, conosce i miei bisogni e mi propone soluzioni; un sistema con un’ampia scelta di modelli da seguire, anche opposti tra di loro, che si prende cura del mio divertimento e mi mostra anche gli estremi entro cui posso spaziare.

 

In alternativa, faccio un bel respiro, prendo un pò di coraggio e… mi trovo solo.

Le certezze si sgretolano alla vista, i bisogni sono in gran parte scomparsi e… dov’è finita la voglia di estremo?

 

Ho attraversato più volte l’eccitazione per un’idea, l’euforia del passare all’azione, i dubbi nel percorso, l’ebbrezza del successo così come il bruciare del fallire.

Ho dato un altro senso alla ricerca del limite.

Ogni volta che mi approssimo ad una sfida, benché modesta, affiora una domanda interiore.

Ponendo un pò di attenzione a ciò, ho notato che l’incontrollabile desiderio di lanciarmi per vedere cosa c’è oltre il limite contiene già in se stesso la partenza e la meta sperata.

Anche una volta faticosamente raggiunta, non confermerebbe altro che un’idea insita nella mia mente.

 

Così servito, perde molto fascino un limite che ho scoperto esistere solo nei miei pensieri…

A che serve spendere una vita alla rincorsa di un traguardo così facilmente immaginabile?

Non è forse ancora più estremo ed affascinante voler essere Tutto?

Credo che questa smania sia un sano impulso a cercare oltre il dominio dei sensi, un invito a conoscere uno spazio in cui non c’è inizio né fine, non ci sono unità di misura, non c’è il concetto di tanto, di poco, come di troppo e troppo poco.

Con la rinuncia ai pensieri, crolla la parte di me che ne attribuisce il valore.

 

Ed il bello è che sento che tutto ciò è a portata di mano: lo strumento che misura l’assoluto è dentro di me, non si compra né si impara, è già presente, da sempre!

Come farei altrimenti a sentirmi limitato rispetto all’infinito se, dell’infinito, non ne avessi una remota cognizione scritta in qualche livello profondo?

Come farei a sentirmi totalmente amato, o a considerarmi vuoto, o a percepirmi intero, senza un senso della misura assoluta?

 

Grazie a Chi ha sollevato queste domande in me, il centro della mia attenzione si è spostato dagli innumerevoli limiti esteriori ad uno unico interiore.

 

Io sono il limite,

io sono lo strumento,

io sono la Meta.

 

 

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