Il vero fotografo ha occhi per sentire

Il vero Fotografo ha occhi per Sentire?

Ci sono eventi strani, incredibili e ricchi di significato che dalle profondità oscure del mio “dimenticatoio cranico” tornano meravigliosamente a galla. A volte accade grazie ad un suono, altre volte ad un profumo o altre ancora per merito della buona memoria di un vecchio amico. Quest’ultimo caso è quello che mi è capitato ieri.

 

Questa è la storia di un fotografo improvvisato, disperato e distratto che a Venezia mancò la foto perfetta. Meglio ancora è la storia di un turista che non aveva ancora gli occhi per essere fotografo.

 

Ma andiamo con ordine:

Incontrai un uomo che correva come un pazzo, impacciato con un ingombrante macchina digitale stretta con entrambi le mani. Scappava come un ladro, ma un delinquente, si sa, non tiene tra le mani l’oggetto del furto. Indosserebbe la tracolla per coordinarsi al meglio e far volare le sue scarpe nel lastricato. In più, visto da un occhio italiano abituato alla bellezza, quello scarso gusto nel vestire, lasciava pensare ad uno straniero capitato lì per tutt’altri motivi.

 

Un attimo dopo infatti, emerse la verità:

era un turista che si affannava alla ricerca della luce giusta,

poi dello spazio giusto,

poi del dettaglio giusto,

poi dell’inquadratura giusta,

assumendo posizioni improbabili, e come se non ci fosse un domani, scattava a raffica per cogliere tutta quella bellezza.

 

E in effetti intendiamoci: “Non ha tutti i torti!”, pensai.

Venezia è Venezia e la prima volta che la vedi ti ritrovi la testa svitata dal corpo tante sono le cose da girarsi ad ammirare.

 

Al ritorno, in treno, i miei occhi fissano una monocromatica laguna uggiosa e il mio pensiero va ancora a lui:

Lo scatto giusto lo avrà mai trovato così facendo?

Credetti di no. Ipotizzai che le cose per lui non fossero andate così bene.

 

Il fotografo non è un turista che si affanna all’impazzata correndo lungo le calli.

È vero la bellezza ci circonda ogni giorno, ma non basta una macchina fotografica di ultima generazione per immortalare un qualsiasi scorcio.

 

Per coglierla, e questo è un dono alla portata di tutti, servono occhi per “sentire” e non per vedere. La reflex è solo uno strumento che abili mani sanno usare ad arte per fissare l’attimo.

 

Prima del luogo,

prima della luce,

prima del teleobiettivo,

prima dell’otturatore,

prima della retina dei suoi occhi

c’è il fotografo che sente, che ascolta, che si fa trapassare dagli eventi.

 

È sentire l’ambiente, è essere l’ambiente.

È una sorta di immersione totale dove l’ego scompare e tu appari amplificato o meglio ancora diluito nel tutto.

 

Per un attimo tutto si spegne, tutto si attenua, le luci si abbassano,

e l’attore rimane con il respiro sospeso,

sommerso dai primi applausi,

che come un’onda spazzano via il sipario rosso velluto.

 

Il vero fotografo ha occhi per vedere,

sente ciò che sta per accadere,

si cala nei silenzi profondi,

e sta immerso nel tutto così tanto

da essere sempre nel posto giusto al momento giusto.

 

 

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