Cristy

Cristy, la gatta Custode del Pozzo

Ti sei mai chiesto: “È un caso che proprio ora mi trovo in questo posto preciso?”

Adesso di fronte la misteriosa Cristy mi sto domandando la stessa cosa. Ma andiamo per ordine.

Quest’anno ho scelto di passare il Natale in una vecchia casa nel Sud della Sardegna. La sera con un libro in mano e i piedi rivolti verso il camino a legna. Il giorno in visita ai luoghi antichi di questa terra come il complesso nuragico di Barumini. È qui che mi arriva il primo segnale: la guida turistica del museo mi dice che non posso mancare la visita del pozzo chiamato “Su Tempiesu”.

Fonte Sacra “Su Tempiesu”Il giorno dopo con tutta la famiglia sono proprio qui. “Fatalità” le guide stanno per finire il loro turno e lasciano il loro compito nelle mani di una persona davvero straordinaria. Il suo nome è Peppino. È sardo. Ama la sua terra, è un uomo di conoscenza e rara sensibilità che dopo due minuti mi sembra di conoscere da una vita. In pochi attimi una semplice visita si trasforma in un’esperienza indimenticabile, come uno di quei film che ti porti nel cuore. Le mie bimbe s’incollano a lui e per due ore restano affascinate dai suoi racconti. Ci spiega di quando molti anni prima, da giovane archeologo, lui stesso con le mani immerse nel fango scoprì i tesori in bronzo di quel posto. Una delle ipotesi è che i bronzetti siano stati lasciati alla fonte sacra come dono alla divinità dell’acqua.

Continua dicendo di come flora e fauna che popolano la fonte ne facciano da custodi, di come la natura incontaminata tutt’attorno preservi la magia di quel luogo sacro, tant’è vero che la fonte sgorga ancora oggi perfetta dopo 3500 anni mantenendo lo stesso livello dell’acqua.

Seduti all’interno del vestibolo della fonte P. ci descrive gli occasionali piccoli vortici provocati dal vento ma non fa a tempo a terminare la frase che sentiamo una forte folata. Tra me e me mi chiedo se P. come questi alberi si sia già trasformato nel custode del pozzo e se anche lui stia già danzando armoniosamente con quel posto. Lui scherza dicendo che quando ritorneremo sarà un vecchietto piegato dagli anni e non si ricorderà più di noi. Salutandoci ci dice che non possiamo mancare la visita del pozzo sacro di Santa Cristina. E così facciamo il giorno dopo.

Appena scendo dall’auto e mi ritrovo accolto da una gatta rossa. Mi punta da venti metri di distanza come se fossi un’aletta di pollo. Il felino mi fissa dritto negli occhi e cammina senza esitazioni verso di me. Cavolo! Per un attimo comprendo l’antilope di fronte al leone. Sorrido all’idea e ritorno me stesso quando si avvicina e si strofina sulle mie gambe. Nemmeno le urla eccitate delle mie bimbe la impauriscono. Le dico “Grazie dell’accoglienza!”

Entriamo nel negozio turistico e attendiamo un’ora per la visita con la guida. Si chiama Giovanna e ci porta all’interno del parco di Santa Cristina dove si alternano nuraghe, luoghi di culto e di ritrovo politico di queste antiche civiltà, il tutto immerso in un parco che sembra fatato. Dopo pochi passi mi ritrovo di nuovo con la gatta a fianco. Per me a quel punto non è più un caso e chiedo alla guida il perché di quella gatta che ci segue.

G. ci presenta Cristy la gatta custode del pozzo. Porta i visitatori fino al pozzo e poi li abbandona lasciandoli proseguire la visita mentre lei resta lì a piantonare il pozzo.

E così fa anche con noi. Le scatto alcune foto prima di scendere la scalinata del pozzo sacro. Ci allontaniamo e lei resta lì come una sfinge ai bordi della piramide rovesciata che è il pozzo. Pranziamo al sacco e una serie di domande mi frullano per la testa: “Ho mai visto una gatta amante dell’acqua?” “Può essere veramente la custode del pozzo?”

Mi viene in mente un pezzo del libro “La Biologia delle Credenze” di Bruce H. Lipton: “Pensate al corpo umano come a un televisore. Voi siete l’immagine sullo schermo. Ma la vostra immagine non proviene dall’interno dell’apparecchio televisivo: la vostra identità è una trasmissione, proveniente dall’ambiente ricevuta attraverso l’antenna. […] l’oggetto materiale costituito dal televisore corrisponde alla cellula. L’antenna televisiva, che riceve la trasmissione, rappresenta il nostro insieme di recettori dell’identità, e la trasmissione è il segnale ambientale. […] i recettori della cellula non sono l’origine della sua identità, ma il veicolo per mezzo del quale il “se” viene scaricato dall’ambiente”.

Questo passaggio è ancor più facile da capire quando comprendiamo che noi stessi, come tutto ciò che ci circonda, siamo una vibrazione. Seguimi nel ragionamento e leggi ancora Lipton in questo passaggio: “Grazie ad una piena comprensione di questa relazione, capii che la mia identità, il mio sé, esiste nell’ambiente, che il mio corpo ci sia o non ci sia.[…] Anche se il mio corpo fisico muore la trasmissione continua”. Questo corrisponde in un certo modo con quello che pensano i buddisti sulla reincarnazione.

Seguimi ancora. Ammettiamo ora per un attimo che tutto ciò sia indiscutibilmente vero. Voglio immaginare questo “sé” come un pacchetto di informazioni che viaggia attraverso l’aria. A questo punto volo al giorno in cui l’ultimo antico custode della civiltà nuragica lasciò il pozzo a se stesso. “Il suo “sé” con tutta la volontà di custodire quel posto dove si posò?”

Ancora Lipton: “La scienza più recente ci conduce a una visione del mondo non dissimile da quella delle civiltà arcaiche, in cui si riteneva che in natura ogni oggetto materiale possedesse uno spirito. L’Universo è ancora pensato come Uno dai pochi nativi che oggi sopravvivono”.

“Ammesso che tutto è Uno allora perché questo “se” non si può posare su una pianta lì accanto al pozzo?” “Questo pacchetto di informazioni non può in qualche modo passare da un uomo ad un gatto?” “Perché no?” Personalmente non mi identifico limitatamente al corpo fisico e sento che sono molto più di questo. Penso che il nostro “vero sé” viaggi come una vibrazione che qui si esprime in questo modo.

E ancora, accettando l’ipotesi che noi siamo come delle antenne potremo ricevere non solo la nostra “trasmissione” ma anche quella di ciò che ci sta attorno. Espandendo questa capacità potremo farlo con informazioni inviate da più fonti fino all’intero creato.

Dopo qualche ora ritorno al pozzo sacro e la gatta Cristy è ancora lì che mi aspetta sorniona. Si lascia semplicemente coccolare. È presente. Giro un video col cellulare e penso: “I gatti sono esseri meravigliosi! Il Tutto si esprime in un modo armoniosamente perfetto ogni giorno, grazie!”

 

 

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