La lettrice di poesie

La lettrice di poesie

Non faceva altro che aggiungere aggettivi, prolungando la frase affinché il cervello non si protendesse in uno sforzo neuronale.

L’effetto elastico dei miei neuroni mi appariva così comprensibile, abituato com’era ad un linguaggio puro, senza fronzoli.

Per loro la singola parola aveva più significato se pronunciata da sola, quasi fosse un sassolino lanciato in uno specchio d’acqua… permetteva a chiunque di osservare lo splendore dei cerchi concentrici attorno a sè.

 

La lettrice di poesie avrebbe voluto essere semplice, ma la voglia di definire la sua emozione la rendeva incomprensibile ai più.

Avrebbe capito poi che l’imprecisione rende la sua comunicazione più fluida, e l’avrebbe accolta… come forse lei già in cuor suo sapeva.

 

La gente, ormai sopita dallo sforzo percettivo, cominciò a zampillare stupore quando avvertì il mutamento.

Le parole della lettrice parevano ora entrare nei corpi con la loro ritrovata ruvidità.

Le cellule vibravano al suono, direttamente connesse all’ombelico da cui tutto proveniva.

 

La lettrice di poesie si era fatta fulcro della luce viola, e muoveva sostanze veloci nella gente, toccandole con le sole parole.

Quel luogo si era fatto cerchio, c’era magia nella connessione.

 

Cos’è mutato?, riuscii a stento a domandarmi.

 

La risposta parve venirmi dal nulla, e non era fatta di parole, ma dello spazio tra di esse.

La lettrice di poesie aveva chiuso il libro della mente, e aperto quello della consapevolezza.

Fu così che mi alzai, e scaraventai la sedia distante, nel buio.

 

Volevo stare in piedi, non più seduto.

 

 

 

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