Yin e Yang
Mi trovo di fronte ad una statua all’interno della splendida cattedrale gotica di San Vito a Praga. Intorno a me un luogo carico di storie da raccontare, viste le circa 30 incoronazioni di principi e re di Boemia e la sepoltura di parte di essi proprio qui sotto di me. Immerso in questa atmosfera, elegante e spettrale tipica di questo stile architettonico, mi trovo di fronte a questa statua, e click! Le faccio una foto.
Abbasso le spalle e resto in contemplazione, mentre tutt’attorno i turisti cinesi scorrono veloci.
Il soggetto della scultura è autorevole e deciso, come chi ti guarda dall’alto della sua saggezza; è sicuro come chi ti fissa negli occhi; è esperto come chi ha percorso tanta strada indossando quel saio polveroso. Rifletto sul fatto che il suo corpo e la sua postura mi parlano di lui. Questa statua muta mi sta dicendo molto sul suo conto. In apparenza il suo aspetto molto YANG mi fa pensare ad un uomo deciso, che sa il fatto suo e lo dà a vedere. Assodato questo cerco il suo lato YIN, osservando minuziosamente i dettagli più impercettibili.
“Perché faccio questo?”
Secondo la tradizione orientale cinese tutta la nostra esistenza risiede nella tensione tra le polarità, YIN E YANG appunto. Il simbolo chiamato TAI JI (vedi immagine alla fine dell’articolo) unisce al suo interno proprio queste due identità che si mescolano formando un tutt’uno. L’armonioso creato è sempre una mescola di queste due forze che si compenetrano formando il tutto, rappresentato dal simbolo TAI JI.
Senza YANG lo YIN non può esistere e infatti in questo simbolo si vede che nel bianco c’è sempre un po’ di nero e viceversa in perfetta aderenza con la legge dei contrari. Lo YIN rappresenta l’aspetto femminile, passivo, il vaso che raccoglie, la sensibilità, la cura, la flessibilità mentre, nell’altro lato della medaglia troviamo lo YANG il lato maschile, attivo, la penetrazione, la forza, l’azione, la stabilità. Una visione alternativa e coinvolgente di come il TAI JI funzioni applicata all’uomo viene data da Stuart Wilde nel suo libro “Il Sesto Senso” dove descrive che un maestro taoista gli spiegò che: “la donna ha un’identità spirituale interiore… con polarità positiva, lì è dove esiste il suo YANG… che si manifesta all’esterno attraverso il prendersi cura, la compassione, l’amore… Tuttavia il corpo fisico della donna è di polarità opposta ossia YIN. La tensione tra spiritualità YANG e il suo corpo YIN crea l’elettricità dell’incarnazione femminile”. Continua descrivendo che: “Il corpo dell’uomo ha polarità YANG positiva… sente il bisogno della competizione… il maschio è ciò che fa, la femmina ciò che sente… In contrapposizione all’energia maschile YANG diretta all’esterno sta la sua spiritualità che di fatto è YIN. Gli uomini tendono quindi ad essere molto riservati e in genere a parlare poco dei loro sentimenti… Nella società Occidentale non è bello che l’uomo discuta delle sue emozioni. A lui si richiede un atteggiamento da macho…”
Nelle righe di Stuart si capisce bene come questo meccanismo duale crei una differenza di polarità tra le parti che genera a sua volta una tensione. Il punto cruciale sta nella buona gestione di quest’energia. Per esempio, nel momento in cui una persona sceglie di essere molto YANG, potrebbe raggiungere grandi risultati nella carriera e nei suoi obiettivi di conquista, ma avrà perso di vista tutto il suo lato interiore. A questo punto, comprendo di poter tendere, nei miei comportamenti, ad un’equilibrio dinamico facendo attenzione a sviluppare entrambi gli aspetti, e cioè vivendo sia il mio lato YANG che quello YIN.
“Queste due energie non sono separabili e percepibili in maniera netta, ma allora perché fatico così tanto a trovare il lato YIN di questa statua?”
È sicuramente lì ma non lo vedo! Lancio ipotesi: penso alle abili mani che hanno lisciato quel bianco marmo… ma non basta. Scendo nei dettagli ma trovo sempre stabilità, sicurezza, certezza. Di fatto questo monolite di marmo non mi da tregua e porta la mia mente sempre ad aspetti YANG. Continuo ad arrovellarmi: non può esistere YANG senza YIN.
“Dov’è nascosto l’aspetto femminile di questa statua, dov’è il suo lato più delicato?”
“Se fossi più concertato lo vedrei sicuramente o magari se ci fosse meno confusione attorno di certo riuscirei a scorgere qualcosa!”
“Tutte scuse!Tutte scuse!” mi ripeto. Non devo dare la colpa ai cinesi attorno a me che fanno rumore! In fin dei conti, sono proprio loro che mi hanno donato il TAI JI.
Quando con attento raziocinio non riesco a raccogliere altre informazioni passo al sentire con il cuore. Si tratta di una sorta di osservazione passiva, di cui parleremo in un altro articolo.
“E se la risposta non fosse nei dettagli?”
Distolgo lo sguardo potandolo alla mia destra e per calmare la mente osservando l’arcobaleno di riflessi che proviene da una vetrata laterale, vero e proprio prodigio di arte sacra e tecnica. Penso come, al tempo, i fedeli potevano rimanere senza fiato di fronte a tale espressione di bellezza e a come potevano credere di trovarsi di fronte ad una manifestazione del divino. Il sole, alle spalle della vetrata, spinge i suoi raggi attraversando il vetro, dando energia ad un’esplosione di mille colori e proiettando riflessi madreperlacei sulla parete di lato saturando la mia vista. La luce si alterna alle ombre. Estasiato da questa danza cromatica faccio, lentamente, un giro su me stesso e poi un passo indietro. Intendo, così facendo, cambiare angolo di prospettiva e tornare con attenzione alla statua.
Sorpresa! Ecco dov’è il suo lato Yin.
È proprio nell’ombra che la statua proietta verso la parete di sinistra. Un contorno di donna nella classica postura di chi accoglie tra braccia amorevoli, di chi ti guarda dolcemente con la testa leggermente inclinata, di chi accenna un inchino umile con l’amore di una mamma.
Quale regalo questo scultore mi ha donato, quale sensibilità ha operato con cura per esprimere la completezza armoniosa del creato. Grazie per tutto questo!





Ho cliccato sul post per il titolo, anche se leggendo le prime righe non mi interessava l’argomento…
Sono entrato nel post cominciando ad applicare la tecnica di lettura veloce, pochi secondi e sono arrivato a quello che aveva attinenza con il titolo – e la cattedrale? Era un pretesto per scrivere l’articolo su Yin e Yang o era una manovra per far leggere di ques’argomento a tutti quelli che amano riferimenti storici e cattedrali?
Ad ogni modo sono rimasto soddisfatto della lettura legata al titolo anche se non ho capito chi è Stuart e, soprattutto, dov’è l’ombra che ha fatto nascere cotanta illuminazione?
Davide
:) Grazie Davide. Per trovare l’ombra devi cliccare per ingrandire l’immagine in testa all’articolo.